2006

  

  

CamerAptica

2006

 

2009   Concours Internationaux De Bourges, Bourges, FR

2008   Simmetria Personale, Fabbrica Borroni, Bollate, Milano

2008   Spazio Visivo, Palazzo Libera, Villa Lagarina, Trento

2007   Festival della Creatività, Fortezza da Basso, Firenze

2006   Camerae Pictae, V Biennale Postumia Giovani 2006, MAM, Gazoldo degli Ippoliti, Mantova

 
Installazione          Paolo Cavinato
Suono                     Stefano Trevisi
Parola                     Anna Strada
Voce                        Giulia Mirandola

 

struttura metallica, elementi di carta, nylon, impianto audio 5.1 stereo
300 x 700 x 270h cm

 

All’interno di un’esile struttura appaiono sospesi vari solidi geometrici, distribuiti nello spazio senza alcun ordine apparentemente logico, ma che visti da un punto di vista unico, questi oggetti formano una stanza arredata, seguendo l’idea di un’alchimia sottile dello sguardo. Ogni oggetto possiede delle aperture, ossia delle possibilità evocative, delle possibilità d’andare oltre a se stesso. Una serie d’idee cadono come raccolte in un meteorite che genera una serie di particelle dell’immaginazione che va via via costruendosi in una vera rappresentazione (la stanza), il cui punto di vista è deciso, è l’ordine delle cose, oltre il quale lo spettatore coglierà una frantumazione, soltanto caotica. All’inizio ero partito da un’idea che metteva in rapporto lo sguardo dell’uomo e lo sguardo del “tutto”. Dio (come entità Universale) è il tutto, e il suo sguardo abbraccia tutto perché nel tutto, tutto è possibile, ogni angolatura potrebbe aprire a mondi diversi. Lo sguardo dell’uomo è circoscritto in quel piccolo buco costruito. Ciò che si legge dentro è una stanza completamente precaria, fragile, esile, leggera, eternamente passeggera. La parola nasce in forma di sillabe, ha origine con la creazione come groviglio, di suoni e rumori… è il linguaggio parlato dall’uomo che andrà a definire e a concettualizzare le cose, gli oggetti creati dall’uomo, la loro denominazione imprime un’anima e un senso nell’oggetto. L’oggetto inizia una propria vita, e un proprio senso d’esistere, così come gli oggetti della vita quotidiana assumono profonda misteriosità. Gli oggetti paiono essere rivelatori di “potenza” e la rappresentazione diviene “Evento”. Il tutto è la creazione di uno spazio Aptico, che annulla lo spazio tridimensionale della figurazione e la successione temporale logica della narrazione. Va oltre la prospettiva, che significa Perspectiva, vedere chiaramente, operare un processo della razionalizzazione della visione. Lo spettatore ora vi si trova coinvolto non solo come punto di vista, ma è immerso in uno spazio totale, palpabile dove lo sguardo si completa degli altri sensi. Oltre il punto di vista, oltre la finestrella, tutto appare sfaccettato e frantumato, ma altre visioni sorgono, insieme al suono o quell’universo composto dalle Parole e dai Nomi. L’installazione sonora vuole ricreare una struttura stratificata nella quale i materiali sonori sono trattati in base a diversi gradi di elaborazione e, di conseguenza, di intelligibilità. Il materiale di base è un testo (percepibile soltanto da un unico “punto di ascolto” collocato nell’installazione) che viene da una parte recitato in modo da creare diversi gradi di distorsione del materiale fonetico, e dall’altra frammentato creando diversi gradi di “allontanamento” dal materiale originale. Il materiale sonoro sottoposto ad un grado estremo di elaborazione assume carattere astratto, decontestualizzato dal significato originale, e viene diffuso all’esterno della struttura; i gradi intermedi, che presentano tracce riconoscibili del materiale di partenza, sono dislocati in punti di confine della struttura, creando così un percorso graduale di intelligibilità che aumenta man mano ci si avvicina al “Punto di ascolto”. Sorgono gli interrogativi che fondano il ”luogo”, aprono un cammino che non è nello spazio e nel tempo, estensivo, ma intensivo.

Riguardo al termine "aptico", Deleuze descrive una tattilità che riguarda tutti i sensi e lascia supporre che l'occhio stesso può avere questa funzione che non è semplicemente ottica. Con la nozione di spazio aptico l'esperienza artistica non è più assoggettata alla temporalità oggettiva della narrazione, ma alla temporalità del divenire, dei processi fisici e psichici della percezione. Così l'attività dello spettatore non è quella della ricezione, ma della percezione, che lo immerge all'interno di uno spazio aptico.

  

 

-1 - CamerAptica, Fabbrica Borroni, Bollate (Milano), 2008.jpg -2 - CamerAptica, Fabbrica Borroni, Bollate (Milano), 2008.jpg -3 - CamerAptica, Fabbrica Borroni, Bollate (Milano), 2008.jpg -4 - CamerAptica, Fabbrica Borroni, Bollate (Milano), 2008.jpg -5 - CamerAptica, Fabbrica Borroni, Bollate (Milano), 2008.jpg
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